Con il programma VIVA la viticoltura è sostenibile

Programma VIVA
Programma VIVA
La sostenibilità viene valutata in tutto il ciclo di vita del prodotto includendone varie fasi: dal campo (fase agricola) alla cantina (fase di produzione), per proseguire poi alla fase di distribuzione, consumo e smaltimento

(Con il programma VIVA la viticoltura è sostenibile)

Il rapporto causa ed effetto che lega la viticoltura al cambiamento climatico ne accelera la sfida a far fronte a condizioni meteo sfavorevoli e fenomeni estremi, garantendo comunque la qualità della produzione di vino e migliorandone la sostenibilità che è ormai parte anche delle strategie dei prodotti agroalimentari. La parola sostenibilità evoca una molteplicità di concetti che si possono prestare a diverse interpretazioni; per questo la sostenibilità va misurata e garantita. Anche per il comparto vitivinicolo sono state definite un insieme di pratiche, da una parte, per rispondere alle necessità del rispetto e tutela dell’ambiente e, dall’altra, per misurare prestazioni e a comunicare con chiarezza i risultati ottenuti. Gli obiettivi del programma VIVA – che sta per valutazione dell’impatto della vitivicoltura sull’ambiente – rispondono a queste esigenze. Varato nel 2011 dall’allora ministero dell’Ambiente, VIVA è in continuo aggiornamento e ora sotto il controllo del ministero della Transizione ecologica (Mite). La sostenibilità viene valutata in tutto il ciclo di vita del prodotto includendone varie fasi: dal campo (fase agricola) alla cantina (fase di produzione), per proseguire poi alla fase di distribuzione, consumo e smaltimento. Le misurazioni avvengono attraverso il calcolo di quattro indicatori scelti come i più rappresentativi della produzione del vino:

  • aria (impronta di carbonio, conforme alle Iso 14067:2018 di prodotto e 14064:2018 di organizzazione);
  • acqua (impronta idrica, conforme alla Iso 14046:2014);
  • vigneto (impatto su suolo e riserve idriche della gestione agronomica dei vigneti);
  • territorio (analisi del legame tra il vino e il suo territorio).

 

LA VERIFICA DEL CERTIFICATORE

Per garantire la veridicità delle informazioni relative ai risultati della valutazione di sostenibilità trasmesse dall’azienda al consumatore e agli stakeholder, c’è la necessità di un verificatore da parte di un ente terzo. Abbiamo intervistato a Vincenzo Miceli, environmental sustainability manager di Bureau Veritas Italia, uno degli organismi di certificazione (OdC) che operano secondo il disciplinare VIVA.

 

Quale metodologia viene adottata e quali sono gli step conseguiti per certificare il vino sostenibile?

L’azienda comunica in modo ufficiale al Mite l’adesione al progetto attraverso la stipula di un accordo volontario che dura un anno, durante il quale si impegna a integrare quanto previsto dai disciplinari. È necessario sviluppare gli indicatori “aria”, “acqua”, “vigneto” e “territorio” per misurare le performance. I software di calcolo della sostenibilità sono caratterizzati da una procedura guidata di immissione dati. Visualizzando immediatamente i propri risultati, le aziende ottengono una precisa quantificazione dell’impatto ambientale e possono monitorare le varie fasi di produzione e individuare adeguate strategie di riduzione degli impatti quantificati.

 

Cosa prevede il processo di audit?

Si parte da una fase volta a garantire la conformità di tutta la documentazione prevista per poi entrare nella fase più tecnica che prevede attività di campionamento dei dati primari e secondari utilizzati per la quantificazione degli indicatori. In caso di parere positivo, il rapporto di verifica sarà inviato al Mite che rilascerà l’autorizzazione all’utilizzo del marchio VIVA.

 

Come rispondono le aziende alle vostre verifiche?

Sono sempre più interessate a dimostrare il proprio impegno in ambito sostenibilità e le proprie iniziative di riduzione degli impatti ambientali. Negli ultimi anni stiamo assistendo a una forte richiesta da parte di tutto il settore che considera l’adesione a VIVA e la certificazione anche come elemento di competitività e conoscenza.

Per calcolare gli indicatori sono stati sviluppati disciplinari tecnici e software per standardizzare i processi rendendo, quindi, possibili analisi e confronti come quelli degli impatti nel tempo. ll programma è aggiornato scientificamente e si avvale del contributo da parte dell’università Cattolica del Sacro Cuore, del centro di competenza Agroinnova dell’Università di Torino e del centro di ricerca Opera per la sostenibilità in agricoltura. Numerosi i coinvolgimenti anche a livello internazionale che favoriscono continuo scambio di esperienze e soluzioni innovative.

 

 

La partecipazione diretta dei produttori permette il miglioramento progressivo della conoscenza che comprende la condivisione di informazioni su punti critici dei vari processi di produzione stimolando le aziende ad adottare nuove soluzioni alternative per ridurre gli impatti. Creare un modello produttivo che rispetti l’ambiente e valorizzi il territorio risponde a molteplici finalità. Per l’azienda, che con il suo impegno contribuisce a migliorare l’efficienza e a ridurre i costi con impatti positivi su aspetti ambientali e socio-economici, significa anche migliorare la propria reputazione accrescendone il valore. A livello più ampio la certificazione VIVA tutela la qualità dei vini italiani e le zone dove sono prodotti. Proprio la cultura della sostenibilità è trainante per tutta la filiera perché esercita una pressione positiva affinché vengano adottati gradualmente comportamenti sostenibili nella totalità. A oggi le realtà aderenti sono quasi 8.700, ma il numero di adesioni al programma è in continua crescita a testimonianza del consolidato riconoscimento del Programma e della grande importanza che ha nell’ottica di una transizione verso modelli di produzione e consumo sempre più sostenibili.

 

L’INNOVAZIONE? QUESTIONE DI ETICHETTA

VIVA non è solo pensata per le aziende che valutano l’uso ottimale delle risorse e ne misurano i miglioramenti. Una specifica etichetta digitale rende chiara la consultazione di informazioni richieste dal consumatore ed è consultabile da smartphone o tablet attraverso un QR code che si collega al sito VIVA – viticoltura sostenibile. In questo modo è possibile ottenere informazioni come i parametri di sostenibilità del vino che si intende acquistare. La simbologia adottata è semplice. Si distinguono i risultati e il dettaglio di ogni indicatore e si possono verificare le prestazioni dell’azienda. Un ulteriore grado di dettaglio simboleggiato da un segno “+” permette di visualizzare l’ultimo risultato registrato. Si può scaricare l’elenco degli interventi di miglioramento intrapresi. VIVA coinvolge sul territorio nazionale migliaia di stakeholder e mette in primo piano anche la formazione: attraverso i corsi “per operatori in sostenibilità”, sono incrementate le professionalità che rientrano nei green job.

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