Energy storage: bilanciare i consumi e la rete con i sistemi di accumulo

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Sparq stringe una partnership con CheckWatt per integrare sistemi di energy storage in una smart grid, per l'autosufficienza elettrica e la riduzione dei costi operativi

Anche per il 2023 la domanda di energia rinnovabile è rimasta in costante ascesa in tutta Europa. Le aziende e i privati riconoscono sempre più il valore di un investimento nei sistemi energy storage. Sistemi che garantiscano una parziale o completa autosufficienza elettrica, riducendo in definitiva i costi operativi complessivi.

 

L’integrazione dell’energy storage

A questo scopo Sparq, azienda tecnologica parte del Gruppo Cebon, ha firmato un accordo con CheckWatt, società che offre sistemi IT di misurazione e controllo dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. Questo sodalizio ha l’obiettivo di includere i sistemi ESS in una smart grid per garantire un crescente bilanciamento della rete elettrica.

Ciò sarà possibile attraverso la messa a disposizione dei sistemi di storage laddove possono restituire in quel dato momento il massimo potenziale. La collaborazione fra Sparq e CheckWatt rappresenta un’offerta interessante. Va infatti a vantaggio sia delle industrie che dei consumatori privati con la promessa di un ritorno economico sull’investimento.

«Crescono gli sforzi congiunti che aziende come Sparq e CheckWatt stanno compiendo per facilitare una transizione diffusa verso le energie rinnovabili. – Commenta Luca Negri, Sales Manager di Sparq. – Sebbene questa novità riguardi la Svezia, è evidente che in tutta Europa qualcosa si sta muovendo». Infatti, oltre alle regioni nordiche, le soluzioni di stoccaggio hanno guadagnato una notevole polarità in Paesi come Francia, Belgio e anche Italia.

 

 

La situazione in Italia

Per i sistemi di accumulo, il 2022 è stato un anno decisamente significativo. Non si è soltanto rilevata una crescita marcata ,bensì si è registrato il record. A dirlo sono le cifre riportate nel rapporto ANIE Osservatorio Sistemi di Accumulo.

Nel solo 2022 sono state installate ben 152.075 nuove unità di energy storage. Questo ha consentito di raggiungere 227.000 unità funzionanti. Questa cifra corrisponde a una potenza totale di oltre 1 GWh e una capacità complessiva di 2 GWh. In confronto, nel 2021 le nuove unità installate erano state soltanto 35.000. Questi valori danno l’idea di quanto il mercato dei sistemi di accumulo sia in pieno sviluppo.

Tuttavia vanno considerate capacità e potenza messe a confronto con il fabbisogno nazionale. Si può facilmente capire quale sia la proporzione fra domanda e sistemi di accumulo. Nel 2022 la domanda interna è stata di 295 TWh (295.000 GWh); quindi attualmente l’energy storage copre poco meno dell1%. Poco? Probabilmente no, considerato che nel 2015 i sistemi erano meno di 500 unità. Questi garantivano una potenza estremamente bassa, dell’ordine di qualche megawatt.

Secondo i valori forniti da Terna, nella produzione nazionale 2022 le energie rinnovabili (FV, eolico, idroelettrico, geotermico ecc.) hanno registrato una capacità fra tutti gli impianti installati di oltre 60 GWh. Va fatto notare che il solo fotovoltaico ha totalizzato un incremento produttivo del 12,3% rispetto all’anno precedente. Tornando ai numeri del rapporto ANIE, è incoraggiante che nel periodo 2021/22 i sistemi di accumulo siano passati da una media di installazione di 3.000 unità/mese a 13.000 unità/mese, con una crescita del 333%.

 

Sistemi di energy storage sempre più “plastici”

L’energy storage ha quindi conquistato in un tempo relativamente breve la fiducia degli utenti. E si sta rilevando uno strumento efficace per proseguire il seppur molto lungo percorso di indipendenza energetica.

Questo cammino non è caratterizzato da un approccio individuale. Piuttosto di generazione energetica che deve guardare alla condivisione. «L’esempio della collaborazione con CheckWatt mette in evidenza lo scopo principale. Quello del bilanciamento della rete. – Continua Negri. – Nei prossimi anni, la proliferazione di dispositivi, la domotica sempre più connessa e performante e gli EV, metteranno sotto pressione in modo crescente le reti. Con il probabile aumento della richiesta di energia elettrica, possiamo vedere oggi già in atto molti provvedimenti per evitare l’intensificarsi dei picchi di domanda. Fra questi senz’altro la smart grid può rivelarsi uno strumento efficace».

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