A Campagnola di Zevio, presso la sede di ICI Powering Evolution, è stato recentemente raggiunto un nuovo traguardo per la transizione ecologica europea. Mercoledì 21 gennaio, i laboratori dell’azienda veronese – partner strategico del progetto europeo SO-FREE, coordinato da ENEA – hanno ospitato un vertice tra tecnici, ricercatori e i principali player del settore energetico e accademico.
Diversificazione strategica contro l’instabilità energetica
Dalla tavola rotonda è emerso un consenso unanime sulla complessità dell’attuale panorama energetico. Federico Testa, moderatore dell’incontro, già alla guida di ENEA e attuale presidente di Magis (brand che ha unito le multiutility veronese-vicentina, attive nel settore dell’energia), ha sottolineato come la diversificazione delle soluzioni sia una difesa efficace contro l’incertezza dei mercati. In questo scenario, il progetto SO-FREE si propone come una tecnologia intelligente fungendo da ponte ideale per affrontare le sfide globali.
Flessibilità operativa: un ponte verso l’idrogeno

Il sistema è progettato per garantire un passaggio fluido tra diverse fonti: permette di utilizzare inizialmente metano o biogas, per poi integrare gradualmente vettori più ecologici: una versatilità fondamentale per gestire con efficienza le miscele energetiche del futuro.
L’evento ha svelato un risultato rivoluzionario del programma di ricerca sulla cogenerazione finanziato da Horizon 2020. Il prototipo SO-FREE si distingue per una versatilità senza precedenti: si tratta di una piattaforma di microcogenerazione SOFC CHP (circa 5 kWe) capace di operare con miscele variabili di idrogeno (0… 100%), gas naturale e biogas purificato.
Come illustrato dall’ingegner Carlo Tregambe, direttore di H2 & Energy Innovation presso ICI, il sistema genera simultaneamente calore ed elettricità. La vera innovazione risiede nella capacità di riconoscere e gestire i combustibili in qualsiasi rapporto di miscelazione, superando i limiti dei sistemi attuali che solitamente richiedono un’alimentazione univoca.
Architettura “stack Agnostic”: modularità e standardizzazione
Oltre alla flessibilità del combustibile, il progetto introduce l’approccio “stack agnostic”. Questa architettura permette al cogeneratore di integrare celle a ossidi solidi (SOFC) di produttori diversi senza dover riprogettare l’intero impianto.
Il cuore dell’iniziativa è il sistema di integrazione che condiziona i combustibili, gestisce termicamente il processo e ne controlla il funzionamento in modo avanzato. La modularità non solo estende la vita tecnica dell’impianto, ma ne semplifica drasticamente la manutenzione.

«Il punto di forza – ha proseguito Carlo Tregambe – è la piattaforma che alimenta correttamente le celle partendo da combustibili diversi, mantenendo prestazioni, sicurezza e affidabilità. Con l’interfaccia standardizzata rendiamo il mercato più aperto e resiliente».
«Abbiamo voluto validare un nuovo modo di produrre energia pulita coinvolgendo i grandi player del settore, da Snam a Edison. – Ha dichiarato Emanuela Lucchini, presidente di ICI. – Si tratta di un traguardo importante che ora entra nella fase di certificazione e collaudo in Olanda e Polonia».



